RUBBIA: "PUNTARE SULLA RICERCA IN UN NUOVO FOTOVOLTAICO E UN NUCLEARE AL TORIO".

NUCLEARE 1: CASINI Vs RUBBIA

NUCLEARE 2: CASINI Vs RUBBIA

REPORT - CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA - L'EREDITA'- 02/11/08

GLI INCENERITORI SONO UN PACCO...

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mercoledì 8 aprile 2009

INCENERITORE DI ACERRA: "UN DONO DI DIO"


Il buon S. (l'innominabile), approfittando di una tragedia come quella di L'Aquila non perde occasione per ricordare che "lui" con l'aiuto dell'esercito ha salvato Napoli e tutta la Campania costruendo un bel inceneritore e mandando al quel paese le buone pratiche come riciclo, recupero e riutilizzo. Nel ricordare che l'impianto è in funzione benedice l'inceneritore dicendo: "e' un dono di Dio", un esempio industriale da poter esportare in almeno altre quattro regioni italiane.

Mi sento in obbligo di ricordare che gli inceneritori non sono la soluzione dello smaltimento dei rifiuti. Ci sono decine e decine di esperti del campo del monitoraggio ambientale e della sanità che confermano che più che un rimedio sono un vero e proprio male da estirpare. A tal proposito ricordiamo che molti impianti sono fuori legge, come dimostrano, il sequestro dell'impianto di Terni e i problemi dell'impianto La Fenice di Melfi o la procedura d'infrazione europea nei confronti dell'impianto di Brescia etc.

Gli inceneritori sono antieconomici (li manteniamo aperti con i CIP6), sono inquinanti (producono di tutto: ceneri altamente tossiche, diossine, rilasciano metalli pesanti nelle falde  etc.) consumano acqua e territorio. Insomma andrebbero demoliti tutti. Le soluzioni esistono e sono a conoscenza di tutti così come le cause che portano ancora oggi a costruire questi impianti.



 

martedì 10 marzo 2009

L'ITALIA NON HA NESSUN BISOGNO DEL NUCLEARE...

L' Italia torna al nucleare. I costi, i rischi, le bugie. Questo è il titolo del libro pubblicato qualche mese fa dal Professor Angelo Baracca, docente  di Fisica all' Università di Firenze. Il Prof. Baracca smonta le bugie costruite in questi mesi sulla tecnologia nucleare e sulla necessità dell'Italia di ritornare a costruire questi impianti. Sostiene che l'Italia non sta affrontando una crisi energetica, così come vogliono farci credere e dimostra come l'energia del nucleo non risolverà affatto i problemi del nostro paese. 

Professor Baracca, perché ritiene l’accordo tra Italia e Francia per lo meno inutile? 
«C’è una cosa che nessuno dice: con le centrali nucleari si produce solo energia elettrica. Ma l’elettricità è solo un quinto dei nostri consumi energetici. Oltre l’80% dell’energia che consumiamo per i trasporti o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non risolverebbero il nostro problema: continueremo a importare petrolio. La Francia, che produce il 78% della sua energia elettrica con il nucleare, importa più petrolio di noi». 

Qualcuno dice che in Italia produciamo poca energia elettrica, è vero? 
«Non è vero: abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 megawatt: come 2 centrali e mezzo. La costruzione di questi impianti costa meno e ha coinvolto l’industria spagnola con ricadute positive sull’economia. Oppure potremmo fare come le Germania che punta sul solare, pur avendo meno sole. È questione di scelte». 

Berlusconi prevede che la prima centrale parta nel 2020. È realistico? 
«Sì, bisogna considerare una decina d’anni per avere l’opera finita, anche se c’è chi dice che una centrale si costruisce in 5 anni. In Europa ci sono due centrali in costruzione come quelle che dovremmo importare in Italia: una è in Finlandia, l’altra in Francia. Quella finlandese è iniziata 3-4 anni fa e ha già accumulato 2 anni di ritardo e un aumento di costi di 2 miliardi di euro. Il problema è che una centrale nucleare ha esigenze tecnologiche altissime. Anche i materiali, come il cemento o l’acciaio, devono essere di qualità superiore. Le industrie finlandesi non sono in grado di soddisfare questa esigenza. Pensiamo a cosa potrebbe accadere in Italia dove la Italcementi ha dato cemento taroccato anche per le grandi opere». 

Abbiamo le competenze per gestire questi impianti? 
«Dopo il referendum sul nucleare dell’87, l’Italia ha smantellato tutto. All’Enea ci sono una quarantina di dipendenti con le competenze giuste, ma un terzo sono occupate a smaltire le centrali chiuse e quasi tutti sono prossimi alla pensione. Il resto è personale a contratto. Possiamo gestire le centrali con i co.co.pro?»

sabato 28 febbraio 2009

AUMENTANO I COMUNI RINNOVABILI IN ITALIA

E stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita che cambia profondamente il modo di guardare all'energia e al rapporto con il territorio

Sono quasi 6.000 (5.991) i Comuni delle rinnovabili in Italia, ossia quelli che hanno installato almeno un impianto per l'energia pulita nel proprio territorio, 2.801 in più rispetto allo scorso anno. Una crescita che riguarda tutte le fonti: solare fotovoltaico, solare termico, mini idro-elettrico, geotermia ad alta e bassa entalpia, impianti da biomasse magari collegati a reti di teleriscaldamento sono diffusi ormai nel 79% dei Comuni. E stanno dando forma a un nuovo modello di generazione distribuita che cambia profondamente il modo di guardare all'energia e al rapporto con il territorio.

Da Monrupino (Ts) a Minervino Murgie (Ba), da Pinerolo (To) a Florinas (Ss), l'Italia è piena di buone pratiche ed esperienze positive. A descrivere il panorama delle fonti pulite è il Rapporto Comuni Rinnovabili di Legambiente, giunto quest'anno alla quarta edizione, che elabora i dati ottenuti attraverso un questionario rivolto ai Comuni e incrociando le risposte con studi e rapporti di Gse, Enea, Fiper, Anev oltre che di Regioni, Enti Locali e aziende.
Il dossier evidenzia una significativa crescita della diffusione per tutte le fonti e i parametri presi in considerazione, mostrando come le energie pulite possano rappresentare la migliore soluzione non solo per uscire dalle fonti fossili e salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici ma anche per rispondere alla crisi economica e per guardare con un po' di ottimismo al futuro.

(FONTE: VILLAGGIO GLOBALE)

giovedì 26 febbraio 2009

NUCLEARE: GREENPEACE, MEGLIO RINNOVABILI ED EFFICIENZA

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Il nucleare in Italia al 2020: meglio rinnovabili e efficienza energetica che, oltre a benefici ambientali, insieme potrebbero portare a 200.000 posti lavoro. Parola di Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace. Per la stessa data, spiega Onufrio, ''se tutti i piani di rinforzo per il gas naturale diventassero realta' si avrebbe una disponibilita' doppia di energia'', circa 100 miliardi di Kwh (chilowattora) rispetto a quella che puo' dare l'accordo del governo sull'atomo, circa 40-45 miliardi. Anche le rinnovabili, che ''si possono e si devono sviluppare'', apporterebbero qualcosa di piu', circa 50 miliardi di kwh. Ma, osserva, ''il vero potenziale dell'Italia e' l'efficienza energetica, pari a 100 miliardi di kwh''. Secondo Onufrio ''il solo settore energetico elettrico (rinnovabili e efficienza) puo' produrre 200.000 posti lavoro, ma anche molti di piu''' se si pensa all'indotto. Questo, e ''se facessimo un accordo vero'' permetterebbe ''all'Italia di ricollocarsi''. Nel frattempo, conclude il direttore esecutivo dell'associazione dell'arcobaleno, le associazioni ambientaliste e gli industriali delle rinnovabili hanno presentato un memorandum al governo: adesso, ''aspettiamo una risposta''. (ANSA). Y99-BR
26/02/2009 16:22

mercoledì 25 febbraio 2009

Nucleare - Ecco le ragioni del no per il Wwf

Una scelta anacronistica, antieconomica, contro l'ambiente e la stessa sicurezza energetica del Paese

Il nucleare offre un modestissimo contributo al fabbisogno energetico mondiale. Si parla di circa 6,2% ma occorre questo dato è di fatto un artificio dal momento che è sostanzialmente moltiplicato per un fattore 3, quasi che sia possibile utilizzare tutto il calore prodotto dagli impianti elettronucleari: aspetto palesemente falso visto che il calore di scarto (circa i 2/3...) costituisce un sottoprodotto inutilizzabile. A tale riguardo assai più significativo apparirebbe il grafico della sola produzione elettrica da cui si evince che il reale contributo del nucleare è addirittura inferiore a quello dell'idroelettrico [secondo la stessa Iea nel 2006 la produzione idroelettrica ammontava a 3.121 TWh (miliardi di kWh) contro i 2.793 TWh del nucleare].
Dalla seguente immagine, tratta dal Key World Energy Statistics 2008 della Iea, è possibile vedere come il contributo sulla quota elettrica dell'hydro superi quello del nucleare.




Il nucleare è una fonte energetica costosa (diseconomica)

Il vero motivo per cui da molti anni il settore nucleare non si espande è strettamente connesso con gli elevati costi di questa tecnologia: i privati non sono disponibili ad investire a meno che non sia lo Stato a farsi carico dei costi di costruzione dell'impianto, di smaltimento e gestione delle scorie.
Oggi secondo l'analisi economica proposta da alcuni dati economici di Moody's già a maggio del 2008 si parlava di 7,5 dollari/W (7,5 miliardi di dollari per 1.000 MW), sempre nello stesso periodo la Florida P&L parlava di 5,2 €/W (almeno 5,2 miliardi di euro per 1.000).
Peraltro i dati reali di realizzazione degli impianti (a consuntivo per quelli già realizzati, che si tratti di India, Usa o altro paese) hanno sempre visto lievitare i costi perlomeno di un fattore 2 o 3 rispetto alle stime iniziali...

La seguente tabella fa vedere come di fatto il numero complessivo dei reattori negli ultimi 20 anni sia di poco cambiato dal momento che quelli che sono entrati in funzione sono andati a sostituire quelli dismessi per superati limiti di età.



A proposito di obsolescenza degli impianti occorre notare come la maggior parte degli impianti siano stati costruiti negli anni 70 e 80: per meglio illustrare ciò si osservi la seguente figura da cui si evince come negli anni 70 (decennio 1970-1979) siano entrati in esercizio 131 reattori, negli anni 80 (decennio 1980-1989) siano entrati in esercizio 217 reattori, ma negli anni 90 (decennio 1990-99) i reattori entrati in esercizio siano stati solo 54 e nel periodo 2000-2006 siano stati appena 26.





Fonte: Iaea, Operating experience with nuclear power stations in Member States in 2006.

Questi dati possono eventualmente essere incrociati con i seguenti tratti dal lavoro The World Nuclear Industry Status Report 2007 (di Mycle Schneider e Antony Froggatt).



Andrebbe detto quindi che la trentina d'impianti oggi in costruzione (tabella seguente), quando anche riuscissero ad entrare tutti in esercizio, non saranno neanche in grado di compensare quelli che dovranno essere chiusi per superati limiti di età e conseguente obsolescenza.






Uranio, fonte scarsa

Quello della presunta abbondanza dell'uranio è uno di quei falsi miti sul nucleare che circolano tra i non addetti ai lavori: secondo la Iea le riserve di uranio utilizzabili sono sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni.
L'uranio è sì un materiale diffuso, ma solitamente lo è solo in concentrazioni infinitesime, tanto basse da non risultare praticamente sfruttabili.
Le miniere d'uranio realmente sfruttabili sono concentrate in pochissimi paesi come si evince dalla seguente tabella.



In Italia non sono presenti giacimenti uraniferi quindi saremo costretti a dipendere dalle importazioni così come oggi lo siamo da quelle di petrolio, gas e carbone. Altro che sicurezza energetica...
Peraltro legandoci alla filiera francese del nucleare dipenderemo totalmente da loro in termini di tecnologia e arricchimento del minerale.

(Fonte: Villaggio Globale, Wwf Italia)

(25 Febbraio 2009)

IL NUCLEARE CHE CONVIENE ALLA FRANCIA

24/2/2009
Non più dipendenti solo dal punto di vista delle fonti energetiche, ma anche da quello tecnologico: questo il risultato dell’accordo italo francese sul nucleare annunciato oggi. A pagare, in tutti i sensi, saranno i cittadini-contribuenti, che vedranno lo Stato sostenere coi loro soldi una scelta che li penalizzerà sotto il profilo della dipendenza energetica e tecnologica e non consentirà al nostro Paese, ancora per decenni, di attrezzarsi davvero per la lotta contro la CO2 e i cambiamenti del clima, investendo sulle due ricette individuate a livello mondiale, dagli USA all’Europa, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili.

L’Italia non possiede riserve di uranio per lo più concentrate in Australia e Kazakhstan- e comunque tali riserve sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni. Quindi le nuove centrali annunciate avrebbero problemi di alimentazione e arriverebbero tardi –come dimostra la vicenda dell’EPR in Finlandia (OL3), ufficialmente in ritardo di 3 anni sui tempi di costruzione e costato almeno 2 miliardi di Euro in più di quanto preventivato. Nato per far fronte agli impegni di Kyoto finlandesi, ovviamente non darà alcun contributo in tal senso perché entrerà in funzione dopo il 2012. L’Italia dipenderà dalla Francia anche dal punto di vista tecnologico, e questo nonostante la precedente fallimentare esperienza del Superphoenix, alla fine chiuso per manifesta inefficienza. Il progetto EPR in Finlandia già mostra enormi problemi dal punto di vista della realizzazione e della sicurezza. Il WWF ricorda anche che il nucleare in Italia ha problemi enormi di localizzazione, essendo un territorio fortemente sismico, pervaso dal dissesto idrogeologico e con spazi fluviali ancor più ridotti e prosciugati per buona parte dell’anno (fenomeno che aumenterà con l’acutizzarsi dei cambiamenti climatici).

Il nucleare offre un modestissimo contributo al fabbisogno energetico mondiale. Si parla di circa 6,2%, ma questo dato è già sovradimensionato. Il reale contributo del nucleare è addirittura inferiore a quello dell’idroelettrico (secondo la IEA nel 2006 la produzione idroelettrica ammontava a 3.121 TWh contro i 2.793 TWh del nucleare). Dal Key World Energy Statistics 2008 della IEA, è possibile vedere come il contributo sulla quota elettrica dell’idroelettrico (16,8%) superi quello del nucleare (14,8%). Per il WWF dunque il nucleare non conviene per i tempi, non conviene dal punto di vista economico, non conviene in quanto a emissioni di CO2: il nucleare italiano, anzi italo-francese, conviene oggi solo alla Francia.


WWF Italia

TOKAMAK IN FUNZIONE DAL 2010 IN KAZAKISTAN

Il reattore termonucleare sperimentale Tokamak, disegnato per la ricerca sulla fusione nucleare, sarò operativo in Kazakistan nel 2010. L’ha annunciato la vicedirettrice dell’Istituto per l’energia nucleare del Kazakistan, Irina Tazhibaeva, ripresa dall’agenzia di stampa Interfax. Per l’opera, che sarà ad altissima tecnologia, è stata costituita una società ad hoc russo-kazaka. Il Tokamak servirà a testare materiali per la fusione.
“Nel 2007 abbiamo acquistato l’unità da San Pietroburgo che ora è in via d’assemblaggio a Kurchatov. Durante l’anno metteremo a posto tutti i sistemi. Intendiamo rendere operativo il reattore nel 2010”, ha spiegato la funzionaria, aggiungendo che l’avvio del reattore sarebbe slittato rispetto alla data prevista del 2008 perché lo scorso anno sono mancati i fondi. “Non c’è nulla che abbiamo potuto fare per questo - ha detto Tazhibaeva. - Lo scorso anno abbiamo ricevuto molto meno denaro di quanto ne serviva al progetto. Ma quest’anno, a dispetto della crisi finanziaria, ci sono state promesse risorse adeguate”.
Tokamak è un progetto internazionale che ha lo scopo di realizzare il primo reattore termonucleare industriale al mondo. Il valore dell’intero progetto è di circa 15 milioni di dollari. Oltre al Kazakistan, i partner che lavorano al progetto sono l’Unione europea, l’India, la Cina, la Russia, gli Stati uniti, la Corea del sud e il Giappone.

(FONTE: e-gazzette)